Consiglio di Stato; sezione V; sentenza 17.02.2009, n. 865; Pres. IANNOTTA; Est. CASTRIOTA SCANDERBEG; P. (avv.ti Russo e Persico) c. Regione Campania (avv. Baroni), Commissione del concorso pubblico c. C. (avv. Monelli) c. D.A. (avv. Violante)

Concorso e procedure concorsuali • Insussistenza del titolo di studio indicato nel bando • Esclusione • Legittimità • Valutabilità di un titolo di studio diverso • In assenza di norma di legge o di provvedimento amministrativo che lo consideri equipollente • Inammissibilità

È legittimo il provvedimento della pubblica amministrazione col quale un soggetto viene escluso dal concorso pubblico per mancanza del possesso del titolo di studio richiesto dal bando non essendo ammissibile la valutazione di un titolo di studio diverso da quello espressamente indicato dal bando, se non considerato equipollente da una disposizione di legge o da un provvedimento amministrativo[*].

[Omissis] - DIRITTO - 5. L’appello è infondato e va respinto.

5.1 La questione centrale involge il tema della legittimità dell’esclusione da un pubblico concorso di soggetti sforniti di uno dei titoli di studio alternativamente richiesti dal bando ai fini dell’ammissione alla selezione, ma in possesso cionondimeno di un titolo ritenuto agli stessi equipollenti, in ragione del contenuto del relativo cursus studiorum.
Nello specifico, la ricorrente, titolare di laurea in matematica con indirizzo numerico, si duole della pretesa illegittimità della sua esclusione dal concorso di che trattasi, per la cui ammissione il bando (all’art. 2 lett. b)) richiedeva alternativamente il possesso del diploma di laurea in informatica, in fisica ed in ingegneria con indirizzo informatico. Premessa la ritenuta equipollenza del titolo in suo possesso rispetto a quelli espressamente previsti dal bando selettivo, anche a giudicare dalle assimilazioni operate da distinte disposizioni normative, la ricorrente contesta la decisione dei giudici di prime cure che, nel confermare la legittimità della gravata determinazione di esclusione, hanno assunto la inesistenza di una equipollenza formale fra gli indicati titoli di studio, a nulla rilevando la pretesa equiparazione di fatto prospettata dalla parte ricorrente.

5.2 La censura non risulta fondata. Il Collegio è persuaso, sulla scorta di consolidata giurisprudenza di tal segno che la equipollenza tra titoli di studio evoca un’operazione formale conseguente ad un procedimento amministrativo finalizzato ad acclarare che, a determinati fini, può assumersi l’analoga portata abilitante di più titoli tra loro omogenei.
Vero è pertanto, come correttamente evidenziato dal giudice di prime cure, che il bando di concorso, laddove richiede il possesso di taluni specifici titoli per la partecipazione alla selezione, deve ritenersi integrato anche dall’implicita previsione in ordine al carattere abilitante di quei titoli che, seppur non contemplati nell’atto indittivo, hanno formato oggetto di declaratoria di equipollenza all’esito di un procedimento a ciò preordinato. Ma proprio la fondatezza di tale rilievo, svuota di consistenza la pretesa dell’appellante a vedersi riconoscere, ai fini della partecipazione al concorso di che trattasi, il carattere abilitante del titolo in suo possesso.
Nella specie è infatti pacifico, come ha ben messo in luce il T.A.R. nella gravata pronuncia, che non esiste alcun provvedimento amministrativo a carattere generale che abbia sancito la equipollenza, ai fini dell’accesso a posti di pubblico impiego alle dipendenze delle amministrazioni, della laurea in matematica (in possesso dell’appellante) rispetto a quelle (dianzi indicate) richieste alternativamente dal bando di gara per la partecipazione alla selezione per cui è causa.

5.3 Non giova al proposito alla ricorrente il riferimento al D.m. del Ministro della Pubblica Istruzione del 30.01.1998 che ricomprende tra i titoli di ammissione al concorso per la cattedra di informatica (42/A) le lauree in matematica, fisica, informatica, discipline nautiche nonché varie tipologie di lauree in ingegneria. È evidente, infatti, che si tratta di disciplina di settore, volta alla individuazione dei titoli che danno accesso ai concorsi a cattedra per l’insegnamento, nelle scuole secondarie, delle materie rientranti nella prefata classe concorsuale, come tale non suscettibile di trovare applicazione fuori dagli ambiti propri cui la stessa è preordinata a regolare.

5.4 Per lo stesso ordine di considerazioni, non sono utili a diversamente opinare i riferimenti offerti dall’appellante al D.P.R. 10 dicembre 1997, n. 483 (recante la disciplina concorsuale per il personale dirigenziale del Servizio sanitario nazionale) nella parte in cui detto Regolamento (art. 66), ai fini dell’ammissione al concorso per la posizione funzionale di dirigente analista, richiede in via alternativa, tra gli altri titoli, il diploma di laurea in informatica, in statistica, in matematica, in fisica, in ingegneria etc. Rispetto al caso all’esame, si tratta di distinto profilo professionale in un settore ben diverso (afferendo – come detto – alla disciplina del personale dirigenziale del servizio sanitario nazionale) da quello che forma oggetto della presente controversia (riguardante un concorso per dirigenti informatici del ruolo regionale). Di tal che non sarebbe corretta la conclusione per cui la prospettata assimilazione dei titoli prevista nell’ambito del servizio sanitario, confermativa al più di una indubitabile affinità tra gli stessi, possa assumere una valenza erga omnes al punto da condurre a ritenere di per sè irragionevole una scelta discrezionale diversa, compiuta da una distinta amministrazione in sede di procedura selettiva per la copertura di posti afferenti a profili professionali non assimilabili a quelli dei dirigenti medici.

5.5 Piuttosto è significativo, in senso ostativo all’accoglimento della pretesa di parte ricorrente, che il Consiglio Universitario Nazionale (organo consultivo del Ministero della Università e della Ricerca), investito della questione della equipollenza della laurea in Matematica alle lauree in Ingegneria informatica, Informatica e Fisica ai fini della partecipazione al concorso di che trattasi abbia espresso parere negativo sul rilievo della “notevole diversità dei percorsi formativi in questione”. Senza assumere portata dirimente ai fini del decidere, tali conclusioni certamente confortano nel senso di ritenere non irragionevole la scelta dell’amministrazione regionale di non estendere ai laureati in matematica l’accesso al concorso per dirigente informatico, nell’ambito della procedura selettiva per cui è giudizio.

6. Né merita di essere scrutinato favorevolmente il distinto motivo di gravame col quale parte ricorrente ha lamentato la disparità di trattamento insita nella decisione recante la propria esclusione rispetto a quella assunta nei riguardi di altri soggetti, ammessi al concorso pur in carenza del titolo specifico richiesto dal bando. Il riferimento, in particolare, è alla sentenza n. 18703/2005 del medesimo T.A.R. campano, con la quale è stato annullato, con conseguente riammissione alla selezione, il provvedimento di esclusione dallo stesso concorso sancito in danno di altro candidato in possesso di laurea in ingegneria elettronica (non prevista dal bando).

6.1 In disparte il profilo della non completa assimilabilità delle distinte situazioni sostanziali dedotte (in ragione del diverso titolo di studio in possesso della ricorrente rispetto al diploma in titolarità del candidato vittorioso nel grado di giudizio conclusosi con la richiamata decisione) e comunque della inesistenza di un vizio di eccesso di potere per disparità di trattamento predicabile all’indirizzo dell’azione amministrativa (dato che anche in quel caso l’amministrazione aveva originariamente decretato la esclusione del candidato dalla selezione), gli è, in senso ancor più dirimente, che il T.A.R. in quella sentenza ha valorizzato – qui non importa se a torto o a ragione – la equipollenza dei titoli di studio in predicato, sulla base di una specifica fonte normativa, che risulta pacificamente inapplicabile nel caso all’esame (il riferimento è all’art. 47 D.P.R. 5 giugno 2001, n. 328, dettata ai fini dell’ammissione all’esame di Stato per l’accesso all’albo degli ingegneri).

7. Né appare dirimente il rilievo secondo cui, a seguire l’interpretazione restrittiva in tema di equipollenza dei titoli abilitanti all’accesso ai pubblichi impieghi, la ricorrente si vedrebbe privata del naturale sviluppo di carriera, atteso che è l’amministrazione che bandisce la selezione ad individuare, in coerenza con la natura dei posti messi a concorso e con le cognizioni professionali richieste in capo ai soggetti chiamati a coprirli, i titoli di studio che abilitano i candidati a parteciparvi. Di tal che risulta aprioristica e priva di riscontri l’affermazione secondo cui i soggetti titolari di diploma di laurea in matematica con indirizzo numerico, fra i quali la stessa ricorrente, saranno definitivamente esclusi anche da successive e diverse selezioni, bandite dalla Regione Campania o da altri enti pubblici, per la copertura di posti propri dell’area dirigenziale.

8. Da ultimo non appare fondata, ad avviso del Collegio, la censura afferente la obliterazione degli obblighi di partecipazione dell’avvio del procedimento in rapporto alla contestata determinazione di esclusione della ricorrente dalla selezione. È noto, infatti, che in materia di concorsi finalizzati all’accesso a posti di pubblico impiego l’esclusione del candidato dal concorso, per mancanza dei requisiti previsti dal bando, non è normalmente provvedimento che consegue ad un sub-procedimento avente connotati di autonomia e specialità rispetto all’unico procedimento concorsuale finalizzato alla selezione dei vincitori; di tal chè non è configurabile di norma un autonomo incombente partecipativo a carico della amministrazione procedente. Ogni candidato infatti deve fin dall’inizio (e cioè dalla proposizione della domanda di partecipazione) ritenersi edotto del fatto che, fino alla pubblicazione della graduatoria finale, l’amministrazione – salvo il caso che abbia espressamente scrutinato in apposita fase endoprocedimentale l’ammissibilità o la non ammissibilità delle domanda di partecipazione e ne abbia comunicato gli esiti ai soggetti interessati – si riserva sempre la facoltà di verificare in capo a ciascun candidato il possesso dei requisiti previsti nel bando. Pertanto, anche l’eventuale evoluzione del procedimento selettivo verso la fase delle prove d’esame, e financo il superamento delle stesse da parte del candidato, non è di per sé sintomatica del positivo scrutinio dei requisiti di ammissione, operazione che può essere postergata – come già detto – fino all’approvazione della graduatoria.
Da tanto discende che nella specie nessun onere di comunicazione di avvio del procedimento poteva profilarsi, ex art. 7 L. n. 241/1990, in relazione all’esclusione della ricorrente dalla selezione per la riscontrata carenza di un requisito partecipativo (cfr., in tal senso, Cons. St., sez. VI, 09.04.2001, n. 2151; sez. IV, 30.05.2005, n. 2762; sez. V, 23.10.2007, n. 5564).

8.1 Peraltro, a far velo all’annullamento dell’atto gravato in primo grado nella specie indurrebbe, a fronte della chiara previsione contenuta nel bando in punto di titoli abilitanti alla partecipazione, la natura vincolata dell’atto di esclusione, avuto riguardo agli effetti conservativi imposti dall’art. 21 octies della L. n. 241/1990, nonché alla stessa dimostrata incapacità della ricorrente, anche ove coinvolta in sede procedimentale, di incidere sul contenuto dispositivo dell’atto finale.

9. Il rigetto nel merito della pretesa azionata dalla ricorrente in primo grado, con la consequenziale conferma della sentenza impugnata, giustifica l’assorbimento, anche in questa fase di gravame, della questione processuale inerente la dedotta inammissibilità del ricorso di prime cure, sollevata sotto il profilo della la sua omessa notifica ad almeno uno dei soggetti controinteressati (e della conseguente pretesa violazione dell’art. 21 L. T.A.R.).

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