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Il pubblico impiego si trova da molti anni in una fase di transizione: un evento ampiamente prevedibile, e previsto già nel 1992 allorché è stato avviato il processo di privatizzazione, e il conseguente spostamento della giurisdizione nei rapporti della maggior parte dei pubblici dipendenti dal giudice amministrativo al giudice ordinario.
È stata una impresa coraggiosa: la sottrazione al giudice amministrativo di una materia tradizionalmente affidata alla sua giurisdizione, che costituiva circa la metà del suo complessivo carico di giudizi e la corrispondente attribuzione di questa materia al giudice ordinario hanno sollevato infatti perplessità e opposizioni e hanno richiesto l'avvio di un difficile processo, ancora in corso, di complessiva riprogettazione dei criteri di riparto delle materie e delle competenze tra giudici amministrativi e ordinari.
È stata però una scelta che ha posto fine, sia pur parzialmente (non tutti i dipendenti pubblici sono stati infatti interessati), al regime di separazione tra dipendenti pubblici e dipendenti privati per molti versi anacronistico, gravemente discriminatorio nei confronti dei primi quantomeno sotto il profilo dei tempi e delle modalità del processo e dell'accesso alla giustizia, ma, soprattutto, non più compatibile con una efficiente gestione della pubblica amministrazione.
Come tutte le transizioni, anche questa è caratterizzata da assestamenti, da ripensamenti sia in sede legislativa che in sede giurisprudenziale, da difficoltà interpretative (basti pensare soltanto allo snodo, tutt'ora non compiutamente risolto, dell'accesso all'impiego e le questioni sulla ammissibilità dei concorsi interni e, per converso, sulla necessità del concorso pubblico per il passaggio di funzioni).
A fronte di ciò, vi sono le inevitabili difficoltà e le incertezze che caratterizzano un settore solo in parte assorbito all'interno del sistema normativo del diritto del lavoro, ma in parte ancora governato da proprie specifiche regole normative e contrattuali e, inoltre, inserito in un diverso contesto di principi di carattere generale e costituzionale.
Proprio queste difficoltà e queste incertezze hanno suggerito la pubblicazione di questa nuova Rivista, specificatamente dedicata al pubblico impiego, privatizzato e non.
Lanciare e avviare una nuova rivista giuridica non è mai una impresa semplice, e non lo è in un periodo, quale quello attuale, che vede questo settore in grave difficoltà per la concorrenza degli strumenti di informazione basati sulla Rete.
Tuttavia, è nostra convinzione che l'obiettivo perseguito, gli strumenti utilizzati e la qualità dei collaboratori e dei redattori giustifichino ampiamente questo tentativo.
La Rivista si propone infatti di offrire, nei tempi più rapidi possibili, un panorama ragionato delle decisioni più significative o più importanti, soprattutto di merito (quindi di non agevole reperibilità), ciascuna commentata con i riferimenti di dottrina e di giurisprudenza, in modo da permettere agli operatori - avvocati, giudici, rappresentanti delle organizzazioni sindacali e uffici legali degli enti - di aggiornarsi sull'evoluzione della giurisprudenza.
L'informazione offerta attraverso la versione cartacea della rivista risulta integrata e approfondita dalla versione telematica consultabile sul sito www.impiegopubblico.info nel quale si potranno reperire documenti, legislazione, rassegne, nonché un archivio on-line di giurisprudenza.
Alla realizzazione della Rivista collaborano giudici, avvocati, professori e docenti universitari dislocati su tutto il territorio nazionale, al fine di garantire un'informazione ampia, completa e aggiornata.
Stefano Nespor - Ada Lucia De Cesaris
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